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ra il 6 e il 7 novembre 1928, la piccola cittadina di Mascali in provincia di Catania sulla costa jonica venne completamente seppellita e distrutta da una colata lavica fuoriuscita da una frattura apertasi sul fianco del vulcano Etna, a circa 1300 mt. di quota. Era dal XVII secolo che le lave dell'Etna non investivano centri abitati. Pochi anni dopo il paese fu ricostruito poco distante ed in pianura. Nessuna vittima, ma del vecchio abitato non rimase quasi più nulla, se non alcuni scatti fotografici, alcuni video girati durante l'eruzione e i ricordi di chi, in quella città era vissuto sino ad allora.

In questo sito viene presentato un lavoro di ricostruzione grafica effettuato tramite Sketchup, software di disegno 3D semplice e gratuito, sulla base del materiale foto e video in parte di dominio pubblico, in parte gentilmente messo a disposizione da alcuni collezionisti ed amatori.

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Presentazione di Leonardo Vaccaro,
Associazione Mascali 1928

I nostri antenati tra il cinque ed il sei novembre del 1928, svanita ogni speranza di poter arrestare la massa infuocata che minacciava Mascali, furono costretti ad evacuare in grande fretta la cittadina. Portarono via mobili, suppellettili, vestiti, ma soprattutto il ricordo di quei luoghi cari che li avevano visti nascere, crescere, faticare, sposarsi, vivere momenti felici e tristi.

Trapiantati nella nuova città, costruita più a valle, secondo i canoni dell'architettura del XX secolo, tra strade lunghe ed ortogonali, tra edifici in cemento armato dotati di acqua corrente ed energia elettrica,   hanno provato a lungo un senso di straniamento quasi di disagio, non riconoscendo quei luoghi cosi diversi, come parte del proprio passato.

Per molto tempo hanno desiderato e sognato ogni notte, di poter camminare tra i tortuosi vicoli in terra battuta del quartiere della “Carcera”, di affacciarsi sul greto del torrente Pietrafucile asciutto in estate e gravido d’acqua in inverno, di entrare nella chiesa madre per accendere una candela sull’altare barocco del Patrono San Leonardo, di sedersi sui gradini della Chiesa delle Anime Purganti nelle afose serate estive, di udire i muggiti dei vitelli che ogni anno da fine ottobre attraversavano in gran numero le strade del centro per raggiungere il piano della fiera, dove si svolgeva uno dei più floridi mercati del bestiame  della Sicilia orientale.

Lo stesso desiderio lo hanno provato i Mascalesi nati dopo l’eruzione del 1928. Quante volte abbiamo  ammirato  le fotografie di quella città scomparsa, quante volte abbiamo ascoltato i racconti dei nostri padri e dei  nostri nonni, quante volte avremmo voluto portare indietro le lancette del tempo anche per un solo istatnte.

Molti anni fa il compianto Francesco Fichera, con l’aiuto del Sig. Caruso, valente artigiano, cominciarono a realizzare un plastico della vecchia città: la Chiesa Madre, la Torre, il Palazzo Municipale erano già pronti. Ma scomparso il  prof. Fichera, anche il plastico non è stato più ritrovato, come se una seconda eruzione, questa volta metaforica, volesse cancellare anche il ricordo della città dei nostri avi.

Oggi grazie al lavoro impagabile di Simone Lo Castro la vecchia città di Mascali è risorta grazie all’utilizzo delle più moderne tecniche di ricostruzione tridimensionale. Al visitatore il privilegio di conoscere l’unica città europea distrutta da una eruzione vulcanica negli ultimi quattro secoli, ai Mascalesi la possibilità di  realizzare finalmente un sogno: visitare la città costruita dai propri padri.