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il duomo di San Leonardo

La Chiesa madre, dedicata a San Leonardo abate, dominava la piazza principale della città, costeggiata  dall’alveo del torrente Pietrafucile, ricoperto in questo tratto solamente nei primi anni del novecento.

Costruita dopo il terremoto del 1693, che aveva seminato morte e distruzione lungo tutta la costa orientale della Sicilia, divenne la “primaria chiesa” di Mascali intorno al 1714 sostituendosi “all’antichissima di Santa Maria degli Angeli,  principale un tempo del paese”.

Scrive l’abate Benedettino Vito Amico, nel Dizionario Topografico della Sicilia (1757), a sottolineare l’importanza di questa Chiesa:  “è fornita di un collegio canonico dal 1753,  composto di quattro dignità, otto canonici primarii e sei mansionarii”. Ed ancora:  “È commesso il paese di Mascali dall’Arcivescovo di Messina  alla cura di un arciprete che assegna bensì come suo vicario.”

La facciata in stile neoclassico, realizzata in pietra bianca, presentava un primo ordine con paraste e  capitelli in stile corinzio, ed un secondo ordine, limitato alla parte centrale e concluso da un timpano che ospitava le campane. L’imponente cupola dominava l’intero paese ed era ben visibile dai  naviganti che si  avvicinavano alla costa orientale della Sicilia.

L’interno a tre navate, separate da possenti colonne, era arricchito da numerosi altari di marmo finemente lavorati in stile barocco.

Particolarmente importante era  la cappella di  San Leonardo, decorata da raffinati affreschi. Ospitava la statua del patrono e numerosi ex voto a testimonianza delle grazie ricevute dai fedeli.

La cappella del S. Sacramento, invece, occupava la parte terminale della navata sinistra ed era interamente affrescata con scene che richiamavano i temi del concilio di Trento, con particolare riferimento a quello del  sacramento della Eucarestia. I dipinti erano attribuiti alla scuola del pittore acese Pietro Paolo Vasta.

Le possenti mura della Chiesa Madre, prima di crollare, resistettero a lungo alla spinta della colata lavica che tra la notte del 6 novembre 1928 ed il giorno successivo l’avevano circondata stringendola in una morsa mortale.

(Leonardo Vaccaro)