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i resti della torre medievale

Mascali è conosciuta tradizionalmente come la città delle sette torri, ed esse, ancora oggi, fanno bella mostra nello stemma del Comune e per filiazione anche in quello di Giarre.

Durante la seconda metà del novecento, sepolta la vecchia città, diversi storici, sulla scorta delle testimonianze ancora visibili sul terreno, hanno sostenuto che l’appellativo fosse nato per la presenza di una serie di torri che cingevano a difesa l’ampio territorio della Contea. Dal confine meridionale a ridosso del torrente Mangano, lungo la costa nei pressi di Torre Archirafi e Riposto, fino al confine settentrionale nel territorio di Fiumefreddo.

Tuttavia numerose ed attendibili testimonianze sembrano concordare nell’individuare più di una torre proprio nel centro abitato di Mascali. Intorno alla metà del settecento Vito Amico scrive che le sette torri erano in passato ubicate lungo il perimetro urbano della città e che al suo tempo due erano ancora ben visibili, mentre delle altre restavano soltanto dei ruderi. Agli inizi dell’ottocento Giuseppe Recupero, nella “Storia naturale e generale dell’Etna” descrivendo il centro urbano di Mascali accenna alla presenza degli scheletri delle sue antiche torri.

Tuttavia la fonte più attendibile resta la relazione dall’architetto Vincenzo Musso sul territorio della Contea redatta nel 1816, prima che si procedesse alla sua divisione nei comuni di Mascali e Giarre. Il Musso parla esplicitamente di una vecchia Torre, utilizzata in passato come carcere, e di altre simili che gli sembrano di “costruttura Gotica”, tutte ubicate nel centro di Mascali.

Agli inizi del novecento risale una preziosa testimonianza fotografica. Raffigura una possente torre a pianta quadrata, realizzata con conci lavici misti a malta con la parte sommitale diroccata. Sorgeva in un rigoglioso giardino di agrumi alla spalle della Chiesa Madre di San Leonardo Abate ed era raggiungibile attraverso l’omonima via Torre.

Infine, era opinione diffusa tra gli abitanti di Mascali, che il campanile della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, anch’esso a pianta quadrata e con la sommità munita di merli, fosse una delle sette torri della città.

(Leonardo Vaccaro)